Regole della Mediazione Familiare

Mediazione Familiare: Quali sono le Regole?

Il metodo di intervento della Mediazione Familiare si basa su una visione del conflitto come elemento di realtà, conseguente all’evento della separazione. Attiva la responsabilità e l’autonomia personale dei genitori nel prendere le decisioni che definiranno gli aspetti della nuova realtà di vita con i loro figli e utilizza alcune regole esplicite:

La neutralità del mediatore.

Il mediatore, come terzo neutrale e con una formazione specifica, sollecitato dalle parti, si adopera affinché i genitori elaborino in prima persona un programma di separazione soddisfacente per sé e per i figli, attraverso il quale gli ex coniugi possano esercitare con armonia, serenità ed equilibrio la comune responsabilità genitoriale.

La tregua dalle azioni legali.

La mediazione familiare non cerca né vinti né vincitori, ma vuole porre tutti i soggetti interessati sullo stesso piano. Per questo motivo i due partner dovranno impegnarsi a sospendere ogni azione di carattere legale nei confronti dell’altro durante tutto il periodo della mediazione.

La assoluta imparzialità del mediatore.

Sotto tutti i punti di vista. Per questo motivo non è possibile per uno dei due partner ottenere più attenzione rispetto all’altro: attraverso la richiesta di più appuntamenti individuali, mediante tentativi di convincere il mediatore che una parte abbia più o meno ragione dell’altra nella disputa e attraverso qualsiasi azione volta a rendere il mediatore terzo di parte, anche se solo pazialmente.

Impegno alla trasparenza.

Una relazione che si sviluppa nel tempo in modo indeterminato e con un obiettivo veramente importante, quale il rapporto di reciproca collaborazione nella gestione della genitorialità, deve svilupparsi all’insegna del reciproco rispetto e fiducia. Per questo motivo è importante che i due genitori comprendano come la lealtà, la sincerità e la trasparenza dovranno accompagnare la loro vita da genitori separati, soprattutto per l’interesse dei minori, che devono poter contare su di un progetto di vita scelto e agito nel rispetto dei sentimenti universali, indispensabili per una armonia di sviluppo.

Impegno alla collaborazione.

Entrambi i coniugi dovranno impegnarsi a collaborare per il buon esito della mediazione familiare. Si impegneranno a fornire tutte le informazioni utili per il buon andamento della mediazione, in tutte le sue fasi.

L’impossibilità del mediatore di testimoniare in tribunale.

Ancorché intimato dal giudice a deporre su fatti e circostanze avvenute in sede di mediazione familiare (non costituenti reato), il professionista mediatore può e deve avvalersi del segreto professionale. Tutti i contenuti, comprese le dichiarazioni, le riflessioni e le confessioni prodotte dai due coniugi in sede di mediazione familiare, non potranno in nessun modo essere utilizzate da una parte contro l’altra per avvalorare le proprie posizioni in sede giudiziale. Nel caso in cui la mediazione viene raccomandata da un magistrato o da un avvocato, il mediatore è tenuto a informarli sul fatto che se sia stato possibile stendere un progetto d’intesa, ma lascia tutta la libertà ai suoi clienti di comunicarne il contenuto.

Il progetto di intesa e la sua efficacia.

Il mediatore deve informare i suoi clienti che il progetto d’intesa non ha che un valore informale, ossia solo tra di loro. Nel caso di una procedura legale la sua trascrizione in un documento legale formale verrà realizzata da un avvocato, se la sua assistenza legale si rivelasse necessaria.

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