La separazione e la sua elaborazione

La separazione e la perdita di una persona cara è una delle emozioni più forti che possiamo vivere. È un cambiamento radicale della nostra vita che comporta un distacco, un prima ed un dopo che ci fanno provare un senso di impotenza e dei sentimenti come la solitudine, la paura, il senso di colpa e l’abbandono che fanno emergere la nostra vulnerabilità. La separazione è sempre un evento sconcertante, che piomba all’improvviso anche se vi sono precedenti segnali e fatti premonitori a volte non letti o negati, come litigi ed incomprensioni che portano a squilibri relazionali e mancanza di comunicazione. I sentimenti sono molteplici, si vive la fine di un matrimonio, come una sconfitta, con sensi di colpa e la devastante sensazione di essere stati traditi. Si arriva a pensare con un colpo solo di perdere il coniuge, i figli, la casa, gli oggetti cari, gli amici….insomma si ha proprio la sensazione di perdere il controllo della propria vita.

In psicologia la separazione viene equiparato ad un vero e proprio lutto, ovviamente per chi la subisce, pertanto deve essere elaborata attraverso cinque fasi :

  1. Fase della Negazione “Non è possibile che stia accadendo veramente”: il soggetto si rifiuta di accettare la realtà; nega l’evidenza dei fatti e cerca in ogni modo di recuperare la relazione;
  2. Fase della Resistenza “Non è giusto”: si prende consapevolezza della fine del rapporto. Esprimere sentimenti di rabbia verso l’altro è un modo per affrontare il dolore attraverso ricatti, accuse, rivalsa ;
  3. Fase della Contrattazione “E’ successo…ora raccolgo le mie risorse e ricomincio”: si prende atto dell’irreversibilità della perdita e si comincia a riflettere sugli errori fatti ma anche sulle cause che hanno portato l’altro ad andare via. E’ in questa fase che si comincerà a valutare quali sono le risorse personali su cui contare per il futuro;
  4. Fase della Depressione  “Ma come si fa?”: quando si prende consapevolezza della separazione e aumenta il dolore e con esso anche lo scoraggiamento e la delusione che possono portare fino alla depressione; si tende ad isolarsi posti e persone che potrebbero risvegliare i ricordi. È un dolore necessario: toccare il fondo ci permetterà di esaurirlo per poi cominciare la risalita.
  5. Fase dell’Accettazione “Ok, adesso è proprio arrivato il momento di voltare pagina”: in cui si elabora il lutto, si spengono i sentimenti dolorosi, si guarda verso il futuro e si elabora un progetto senza il partner. Perché ciò avvenga possono volerci mesi o anni: solo quando si sarà raggiunta questa fase si riuscirà a vedere l’ex coniuge per quello che è realmente, una persona che abbiamo amato, il padre/la madre dei nostri figli, qualcuno con cui adesso si riesce ad avere un rapporto di rispetto reciproco.

Non tutte le coppie, però, riescono a raggiungere da sole l’ultimo step, rimanendo immerse nella sofferenza e nella rabbia per ciò che si è perso e per il torto che si sente di aver subito. Così gli ex-coniugi restano fermi nella fase della Resistenza, in cui sono prevalenti le emozioni di rabbia, la percezione di ingiustizia per il danno subito e il desiderio di vendetta.

Questa situazione è altamente a rischio e può degenerare in vendette, querele, denunce (mobbing familiare), dove i figli possono essere triangolati o esclusi dalla frequentazione dell’altro genitore con la conseguenza di una possibile “sindrome di alienazione genitoriale”. Si tratta di un comportamento di uno o più figli che nel contesto del conflitto tra i genitori, diventa ipercritico e denigratore nei confronti di uno di essi perché l’altro lo ha influenzato con parole e atteggiamenti più o meno espliciti e diretti a screditarlo.

Va però sempre ricordato e messo in evidenza che anche i figli attraversano le fasi del dolore e della perdita, proprio come i loro genitori, in particolare nel primo anno di separazione che è considerato il più difficile. Sono loro l’anello più debole della catena e spesso si sentono colpevoli di questa situazione. Per limitare i danni i genitori devono impegnarsi a mantenere una responsabilità condivisa e rassicurarli sul piano affettivo, sociale ed economico e sul futuro.

Il compito del mediatore non è quello di aiutare i coniugi a superare il loro dolore, sarebbe un obiettivo

troppo ambizioso e non è l’ambito di competenza, ma può intervenire per aiutare a risolvere i conflitti,  riconoscere il dolore di entrambi i partner e riaprire il canale comunicativo interrotto facendo loro capire che possono essere “ex partner” ma saranno per sempre “genitori” e per il bene dei loro figli SI DEVE trovare un accordo soddisfacente per tutti.

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